mercoledì 28 dicembre 2016

aspettando il 2017

allora lasciatemi fare un augurio a tutti quelli che si troverano da soli nell'ultima notte dell'anno ,al freddo ,senza casa ,cibo ecc,ecc, .SPERANDO CHE LA LORO CONDIZIONE MIGLIORI NELL'ANNO ENTRANTE,essi siano iteliani e/o stranieri,per il resto vedremo

poesia-occhi neri (riproposta)

poesia-occhi neri

BARTOLOMEO DOTTI
(1649- 1713)

 
 
OCCHI NERI
 
 Luci caliginose, ombre stellate,
Luciferi ammorzati, Esperi ardenti,
Orïoni sereni, Orse turbate,
mesti Polluci e Pleiadi ridenti;
 
 soli etïòpi e notti illuminate,
limpidi occasi e torbidi orïenti,
meriggi nuvolosi, albe infocate,
foschi emisperi ed Erebi lucenti,
 
 ottenebrati lumi e chiare ecclissi,
splendide oscurità, tetri splendori,
firmamenti in error, pianeti fissi,
 
 dèmoni luminosi, angioli mori,
tartarei paradisi, eterei abissi,
empirei de l'inferno, occhi di Clori!

martedì 27 dicembre 2016

lupi e dintormi

leggevo ieri sulla " la nazione" l'ennesimo articolo sui lupi ed i danni da loro commessi ai danni dei pastori,  specialmente nel grossetano,hanno anche enfatizzato il fatto che sono una razza di animali prottetta . Ma hanno  dimenticato la presenza di cani randagi e quelli riselvatichiti ed il fatto che metà dei lupi sono ibride,ovvero incroci con i cani.hanno anche riportato la notizia di un capriolo ferito ed abbandonato in strada ,poi morto, da inserire in una serie di articoli a favore della caccia agli ungolati(cinghiali ,cervi,caprioli,daini ecc,) un paio di domande :
1) dove sono finiti gli animalisti, i vegetariani, i vegani, non sono loro in prima linea per difendere i nosrti amici animali dalla cattiveria degli uomini?
2)
visto che stiamo cambiano il nostro modo di vivere non vi pare utile eliminare la pastorizia ed tutto il primo settore  nelle parti montane ,collineri ,ed quelle parti della pinura impoverite?

lunedì 26 dicembre 2016

previsione per il 2017

bunogiorno  soprattutto per coloro che pensano male del periodo.una notizia per il 2017 ( se credete nella tradizione) a napoli durante l'ultima esposizione del sangue di ana gennaro , non si è sciolto. Segno che l'anno entrante sarà un ulteriore desastro.

martedì 11 ottobre 2016

referendum : una domanda----

perché anziché richiedere l'approvazione delle modifiche proposte ed approvate dal parlamento ,non si è proposto e richiesto alla popolazione l'abolizione totale e in qualsiasi forma del senato e delle province?
 Se la modifica della costituzione deve essere fatta e meglio che sia profonda  ,all'occorrenza  traumatica ,ma benefica dal punto di vista economjco. non solo ma sarebbe anche una speimentazione di una diverso modo di intrepretare la democrazia , buona giornata

lunedì 10 ottobre 2016

U.S.A-tanto varrebbe....

.....immaginare Matteo Salvini presidente degli stati uniti d'america ,questo seguendo le varte informazioni date da giornali ed altri organi di informazioni . Danni per danni megllio se  Salvini li fa là con vice presidente Beppe Grillo a voi immaginare la cosa ,ciao

domenica 25 settembre 2016

migranti. una ptoposta

visto che bon sadà possibile fermarli e molti sembra che desiserano  proseguire verso altri paesi Grmania in testa, accontentiamoli , idenyificandoli e sepedendoli verso quelli aree (paesi) con molto spazio e pochi abitanti ,vedi as esempio  il canada ,l'australia ecc.ecc,. In oltre si  potrebbe legalizzare la prostituzione ,maschile ed qualla dei trans ,vietando quella femminel ,visto che secondo il comune senso la donna è debole e verrebbe solo sfruttata ,umiliata ,picchiata e uccisa, Si potrebbero sviluppare i giochi gladatori ed il pancrazio . e poi.....

giovedì 22 settembre 2016

la xindaca raggi ha detto no....

....alle olimpiadi ,perché spesa  a debito e simbolo del partito dei costruttori (leggi cemento e mattone). bene allora questo no deve essere esteso a qualsiasi progetto di nuove costruzioni  e r essere ridotto anche il recupero di case ed altre costruzioni. Oppure ha intenzione di avviare un grande progetto progetto di ristrutturazioni e recupero di edifici ,strade e quant'altro per favorire la corporazione del mattone?

mercoledì 21 settembre 2016

alcuni dati sull'immigrazione....

quelli che vengono  salvati nel canale di sicilia sono ,una parte infatti ci sono anche quelli che arrivano via terra dai confini istriani ad esempio ,oppure quei turisti che lasciano scadere  il permesso turistico per rimanere.In ogni caso tutti quelli assistiti ,costano 35 euro al giorno ,più 100 euro a persona ,pagati come affitto per camere nelle case messe a disposizione da privati e o varie organizzazioni , questo per inizziare ,,, fate voi

domenica 18 settembre 2016

juve sconfitta

inter batte la Juventus due a uno , bagno di umiltà per la Juventus era ora ciao

venerdì 16 settembre 2016

buona giornata...

....a tutti coloro che si sono svegliati. ci aspetta una giornata piena di incognite. Ma solo il fatto che siamo svegli e pensiamo a come andare avanti ci rende pericolosi per i gruppi di potere ,in quanto pensiamo e loro nan sanno cosa pensiamo e quali soluzione potremmo trovare per andare a vanti .ciao

neanchè farlo a posta...

...in questi giorni una giovane donna si è suicidata a causa dell'immissione di alcuni video ,dove faceva sesso con il suo ex ragazzo,su you tube ed altri social network.Edveniva anche postato attraverso whazapp un video ,dove si vede una ragazza che viene violentata.  Il tutto mette in evidenza la mancanza del rispetto della persona portata fori gli schemi della decenza . Evocando um amara consapevolezza che stiano cambiando i limiti e i concetti dell'etica ,a cui almeno io non riesco ha capire quali siano di preciso  nuovi modelli etici,chi mi può chiarire quali sono?

domenica 11 settembre 2016

Raggi,giornali ed un perchè....

Una domanda ai signori giornalisti :"perché anziché del sindaco di Roma ,non parlano di altri problemi, catastrofi ed leggi italiane in contrasto fra di loro ,al punto che bloccano ogni attività?"
Oppure tanto per dirne una  quante fotografie di persone, pubblicate sui social network , hanno avuto L'autorizzazione a essere scattate e poi pubblicate.
Perchè in mancanza di questa autorizzazione  siamo in persenza della violazione della legge sul diritto al privato.
Ed i social netwook favorendo la pubblicazione  si rendono complici di questa violazione,o come minimo di negligenza colposa e corresponsabili di eventuali danni morali e materiali.

venerdì 9 settembre 2016

da le scienze.it -frumento








Quel mostro genetico chiamato frumento


Quando si parla di biotecnologie in campo agrario, uno degli aspetti che più ne ostacola l’accettazione, almeno a livello psicologico, è la capacità di trasferire geni tra specie diverse creando incroci ritenuti “impossibili” in natura. “Contro natura”. Non tutti sanno però che è proprio grazie ad un meccanismo simile se possiamo avere il nostro pane quotidiano, per non parlare della pasta. Dovete sapere infatti che il grano tenero con cui facciamo il pane e il grano duro con cui produciamo la pasta, ma anche molti grani «minori» che si trovano quasi solo nei supermercati del "naturale", sono parte di un unico albero genealogico, nipoti odierni di un’evoluzione genetica iniziata più di 300.000 anni fa che, partendo da un progenitore selvatico, ha mescolato e aggiunto via via interi genomi appartenenti a specie diverse, generandone di nuove.
frumento01
La “mezzaluna fertile” è la regione che comprende, al giorno d’oggi, Israele, la Giordania, il Libano, la Siria occidentale, parte della Turchia e si estende, tra il Tigri e l’Eufrate, in Iraq e nell’Ovest dell’Iran. Qui, 12.000 anni fa, un piccolo gruppo di uomini ha iniziato a domesticare specie vegetali selvatiche.
Questo processo, relativamente breve, di selezione artificiale ha trasformato il pianeta in un enorme esperimento evoluzionistico di adattamento, selezione e speciazione. Ma ha anche reso le piante dipendenti dall’uomo, capaci di sopravvivere solo se coltivate in condizioni controllate. La domesticazione infatti è uno dei primi atti «contro natura» che la nostra specie abbia compiuto. Domesticare piante e animali selvatici significa privilegiare i caratteri utili all’uomo (come, per esempio, la grandezza di semi e frutti nelle piante o la docilità nel caso degli animali) eliminando quei caratteri che permettono loro di vivere allo stato selvatico. Domesticare, di fatto, vuol dire appiattire la variabilità genetica: per esempio nei vegetali si sono privilegiati i caratteri, e quindi i geni, legati al sapore che l’uomo ritiene gradevole, eliminando i geni responsabili della produzione di sostanze sgradevoli o tossiche che però spesso avevano la funzione di allontanare i parassiti e gli insetti in una sorta di guerra chimica «naturale». Una pianta che non riesce più a sopravvivere in natura è “naturale”?
La famiglia dei grani
La storia dei grani, molte specie diverse del genere Triticum, è affascinante. Tutto ha inizio nella zona montuosa del Karacadag, nel sudest della Turchia con due specie selvatiche, il Triticum boeoticum e il Triticum urartu.
Circa 10.000 anni, i nostri avi domesticarono il T. boeoticum dando vita alla specie che è tornata in auge negli ultimi anni tra gli appassionati di panificazione: il T. monococcum chiamato comunemente farro monococco.monococco
Ben prima dell’invenzione dell’agricoltura, tra i 300.000 e i 500.000 anni fa, l’altra componente selvatica della famiglia dei Triticum, il T.urartu, subiva un evento genetico che, se pensiamo semplicisticamente alle specie viventi come entità immutabili, non sarebbe mai potuto avvenire. Il suo intero genoma si è fuso con quello di una graminacea, un'erbaccia, la Aegilops speltoides, per generare il Triticum dicoccoides o farro selvatico: una nuova specie selvatica che conteneva tutti i geni di entrambi i donatori e il doppio dei loro cromosomi. Questo farro selvatico cresce ancora spontaneo in Israele, Turchia e altri paesi.
La loro è stata una fusione «contro natura», inusuale per due motivi: il primo è che coinvolge membri non solo di due specie diverse, ma addirittura di due generi differenti – come se fosse un incrocio tra un gatto e un cavallo – il secondo è perché A. speltoides dona interamente il suo genoma a T. urartu e non solamente la metà, come in un comune incrocio sessuale tra membri della stessa specie. Dall’unione nasce il farro selvatico o T. dicoccoides, una nuova specie con il doppio dei cromosomi dei genitori. Loro avevano due copie per ogni cromosoma, proprio come noi esseri umani, erano cioè diploidi, mentre lui di copie ne ha quattro per ogni cromosoma, quindi è "tetraploide". Anomalie nel numero di cromosomi negli animali portano generalmente alla morte o allo sviluppo di gravissime malattie, mentre per le piante sono abbastanza comuni. Anzi, in natura questo tipo di modifica genetica genera spesso nuove specie.
La selezione graduale del farro selvatico generò, circa 10.000 anni fa, il Triticum dicoccum, il farro coltivato, il grano principale dell’agricoltura del neolitico. Usato per fare pane e birra, questo farro era il grano dei faraoni e degli antichi romani. Una serie di mutazioni genetiche casuali seguite da selezioni hanno trasformato il farro in altre specie tra cui la più importante per noi italiani è sicuramente il grano duro, il Triticum durum con cui produciamo la pasta.
La nascita di una nuova specie
Circa 8000/9.000 anni fa, nella regione compresa tra l’Armenia e il Sudovest del mar Caspio, avvenne un secondo evento genetico “impossibile”: il T.dicoccum inglobò completamente il genoma di un’altra pianta erbacea, l’Aegilops tauschii, per generare il Triticum spelta, o farro spelta. In seguito, anche se i dettagli sono ancora da definire, una serie di ulteriori modifiche genetiche ha portato al nostro amato Triticum aestivum: il grano tenero con cui facciamo il pane e la pizza. È stato proprio il genoma donato da A.tauschii a migliorare le qualità panificatorie della farina di frumento tenero, e ha anche permesso la coltivazione in climi più freddi e più a nord, tant’è che ancora oggi il frumento tenero migliore arriva propri dai climi più freddi.
Il frumento tenero è un esaploide, ha cioè sei copie di ogni cromosoma, provenienti dalle tre specie diverse che lo hanno generato.
mostro02
Provate a pensare a cosa voglia dire avere sei copie di ogni cromosoma, è come se noi (diploidi) invece di averne 46 ne avessimo tre volte tanto, cioè 138: saremmo dei mostri. Mentre il grano tenero non sembra soffrire particolarmente dell’anomalia genetica.
Il frumento tenero quindi, a differenza del frumento duro, non ha un corrispondente selvatico diretto e per questo ha una biodiversità estremamente ridotta. Con i suoi 95.000 geni e il triplo del numero dei cromosomi delle due specie selvatiche di Triticum da cui tutto era partito, è un vero e proprio mostro genetico, certo simpatico come quelli di Monsters&Co, che nel corso della sua evoluzione ha inglobato, con un atto «contro natura», interi genomi di piante non solo di specie diverse ma anche di genere diverso.
Naturale o contro natura?
contronaturaNel libro Contro natura abbiamo raccontato questa storia, come molte altre, per mostrare come il concetto di “naturale” sia solo una costruzione culturale. Rassicurante a volte, certo, e per certi versi spesso comoda, ma pur sempre una costruzione umana che semplifica, a volte troppo, la complessità dell’agricoltura. Queste storie servono anche a mostrare come la nostra concezione delle piante che mangiamo sia profondamente semplicistica: siamo un po’ tutti creazionisti e “fissisti” da questo punto di vista, immaginando specie viventi che rimangono fisse e immutabili dal giorno della loro creazione. Le cose in realtà sono più complicate, e l’agricoltura stessa è una storia di geni che girano, si scambiano, mutano, saltano specie, si fondono e così via.
monstercoNon conosceremo mai i dettagli dell’unione che ha generato il frumento tenero, ma da qualche parte vicino al Mar Caspio, a fianco di un campo coltivato a farro dicocco vi erano campi incolti dove tra le erbe selvatiche cresceva A. tauschii. Forse questa unione contro natura era già avvenuta altrove in precedenza, ma furono quegli ignoti coltivatori a notare alcune spighe diverse, a prendersene cura e a riprodurle lentamente. Il fatto che in natura non esista il frumento tenero selvatico, che contenga geni di tre specie diverse, e che sin dalla sua genesi sia il frutto dell’intervento umano, che ha poi plasmato il suo genoma nel corso dei millenni per renderlo sempre più utile, ma incapace di sopravvivere autonomamente, dovrebbe far riflettere sulla corsa al «cibo naturale», dove con questo termine si intende, in modo un po’ confuso, un alimento che non ha subito manipolazioni o interventi umani.
Alla prossima
Dario Bressanini
P.S. Questo articolo, così come il frumento, è nato da una fusione di un articolo apparso su Le Scienze n. 552 di Agosto 2014 con il quarto cromosoma (a.k.a. "capitolo") del libro Contro natura, nella cinquina finalista del prestigioso premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica ;)
telenovela

da le scienze.it -frumento






Quel mostro genetico chiamato frumento


Quando si parla di biotecnologie in campo agrario, uno degli aspetti che più ne ostacola l’accettazione, almeno a livello psicologico, è la capacità di trasferire geni tra specie diverse creando incroci ritenuti “impossibili” in natura. “Contro natura”. Non tutti sanno però che è proprio grazie ad un meccanismo simile se possiamo avere il nostro pane quotidiano, per non parlare della pasta. Dovete sapere infatti che il grano tenero con cui facciamo il pane e il grano duro con cui produciamo la pasta, ma anche molti grani «minori» che si trovano quasi solo nei supermercati del "naturale", sono parte di un unico albero genealogico, nipoti odierni di un’evoluzione genetica iniziata più di 300.000 anni fa che, partendo da un progenitore selvatico, ha mescolato e aggiunto via via interi genomi appartenenti a specie diverse, generandone di nuove.
frumento01
La “mezzaluna fertile” è la regione che comprende, al giorno d’oggi, Israele, la Giordania, il Libano, la Siria occidentale, parte della Turchia e si estende, tra il Tigri e l’Eufrate, in Iraq e nell’Ovest dell’Iran. Qui, 12.000 anni fa, un piccolo gruppo di uomini ha iniziato a domesticare specie vegetali selvatiche.
Questo processo, relativamente breve, di selezione artificiale ha trasformato il pianeta in un enorme esperimento evoluzionistico di adattamento, selezione e speciazione. Ma ha anche reso le piante dipendenti dall’uomo, capaci di sopravvivere solo se coltivate in condizioni controllate. La domesticazione infatti è uno dei primi atti «contro natura» che la nostra specie abbia compiuto. Domesticare piante e animali selvatici significa privilegiare i caratteri utili all’uomo (come, per esempio, la grandezza di semi e frutti nelle piante o la docilità nel caso degli animali) eliminando quei caratteri che permettono loro di vivere allo stato selvatico. Domesticare, di fatto, vuol dire appiattire la variabilità genetica: per esempio nei vegetali si sono privilegiati i caratteri, e quindi i geni, legati al sapore che l’uomo ritiene gradevole, eliminando i geni responsabili della produzione di sostanze sgradevoli o tossiche che però spesso avevano la funzione di allontanare i parassiti e gli insetti in una sorta di guerra chimica «naturale». Una pianta che non riesce più a sopravvivere in natura è “naturale”?
La famiglia dei grani
La storia dei grani, molte specie diverse del genere Triticum, è affascinante. Tutto ha inizio nella zona montuosa del Karacadag, nel sudest della Turchia con due specie selvatiche, il Triticum boeoticum e il Triticum urartu.
Circa 10.000 anni, i nostri avi domesticarono il T. boeoticum dando vita alla specie che è tornata in auge negli ultimi anni tra gli appassionati di panificazione: il T. monococcum chiamato comunemente farro monococco.monococco
Ben prima dell’invenzione dell’agricoltura, tra i 300.000 e i 500.000 anni fa, l’altra componente selvatica della famiglia dei Triticum, il T.urartu, subiva un evento genetico che, se pensiamo semplicisticamente alle specie viventi come entità immutabili, non sarebbe mai potuto avvenire. Il suo intero genoma si è fuso con quello di una graminacea, un'erbaccia, la Aegilops speltoides, per generare il Triticum dicoccoides o farro selvatico: una nuova specie selvatica che conteneva tutti i geni di entrambi i donatori e il doppio dei loro cromosomi. Questo farro selvatico cresce ancora spontaneo in Israele, Turchia e altri paesi.
La loro è stata una fusione «contro natura», inusuale per due motivi: il primo è che coinvolge membri non solo di due specie diverse, ma addirittura di due generi differenti – come se fosse un incrocio tra un gatto e un cavallo – il secondo è perché A. speltoides dona interamente il suo genoma a T. urartu e non solamente la metà, come in un comune incrocio sessuale tra membri della stessa specie. Dall’unione nasce il farro selvatico o T. dicoccoides, una nuova specie con il doppio dei cromosomi dei genitori. Loro avevano due copie per ogni cromosoma, proprio come noi esseri umani, erano cioè diploidi, mentre lui di copie ne ha quattro per ogni cromosoma, quindi è "tetraploide". Anomalie nel numero di cromosomi negli animali portano generalmente alla morte o allo sviluppo di gravissime malattie, mentre per le piante sono abbastanza comuni. Anzi, in natura questo tipo di modifica genetica genera spesso nuove specie.
La selezione graduale del farro selvatico generò, circa 10.000 anni fa, il Triticum dicoccum, il farro coltivato, il grano principale dell’agricoltura del neolitico. Usato per fare pane e birra, questo farro era il grano dei faraoni e degli antichi romani. Una serie di mutazioni genetiche casuali seguite da selezioni hanno trasformato il farro in altre specie tra cui la più importante per noi italiani è sicuramente il grano duro, il Triticum durum con cui produciamo la pasta.
La nascita di una nuova specie
Circa 8000/9.000 anni fa, nella regione compresa tra l’Armenia e il Sudovest del mar Caspio, avvenne un secondo evento genetico “impossibile”: il T.dicoccum inglobò completamente il genoma di un’altra pianta erbacea, l’Aegilops tauschii, per generare il Triticum spelta, o farro spelta. In seguito, anche se i dettagli sono ancora da definire, una serie di ulteriori modifiche genetiche ha portato al nostro amato Triticum aestivum: il grano tenero con cui facciamo il pane e la pizza. È stato proprio il genoma donato da A.tauschii a migliorare le qualità panificatorie della farina di frumento tenero, e ha anche permesso la coltivazione in climi più freddi e più a nord, tant’è che ancora oggi il frumento tenero migliore arriva propri dai climi più freddi.
Il frumento tenero è un esaploide, ha cioè sei copie di ogni cromosoma, provenienti dalle tre specie diverse che lo hanno generato.
mostro02
Provate a pensare a cosa voglia dire avere sei copie di ogni cromosoma, è come se noi (diploidi) invece di averne 46 ne avessimo tre volte tanto, cioè 138: saremmo dei mostri. Mentre il grano tenero non sembra soffrire particolarmente dell’anomalia genetica.
Il frumento tenero quindi, a differenza del frumento duro, non ha un corrispondente selvatico diretto e per questo ha una biodiversità estremamente ridotta. Con i suoi 95.000 geni e il triplo del numero dei cromosomi delle due specie selvatiche di Triticum da cui tutto era partito, è un vero e proprio mostro genetico, certo simpatico come quelli di Monsters&Co, che nel corso della sua evoluzione ha inglobato, con un atto «contro natura», interi genomi di piante non solo di specie diverse ma anche di genere diverso.
Naturale o contro natura?
contronaturaNel libro Contro natura abbiamo raccontato questa storia, come molte altre, per mostrare come il concetto di “naturale” sia solo una costruzione culturale. Rassicurante a volte, certo, e per certi versi spesso comoda, ma pur sempre una costruzione umana che semplifica, a volte troppo, la complessità dell’agricoltura. Queste storie servono anche a mostrare come la nostra concezione delle piante che mangiamo sia profondamente semplicistica: siamo un po’ tutti creazionisti e “fissisti” da questo punto di vista, immaginando specie viventi che rimangono fisse e immutabili dal giorno della loro creazione. Le cose in realtà sono più complicate, e l’agricoltura stessa è una storia di geni che girano, si scambiano, mutano, saltano specie, si fondono e così via.
monstercoNon conosceremo mai i dettagli dell’unione che ha generato il frumento tenero, ma da qualche parte vicino al Mar Caspio, a fianco di un campo coltivato a farro dicocco vi erano campi incolti dove tra le erbe selvatiche cresceva A. tauschii. Forse questa unione contro natura era già avvenuta altrove in precedenza, ma furono quegli ignoti coltivatori a notare alcune spighe diverse, a prendersene cura e a riprodurle lentamente. Il fatto che in natura non esista il frumento tenero selvatico, che contenga geni di tre specie diverse, e che sin dalla sua genesi sia il frutto dell’intervento umano, che ha poi plasmato il suo genoma nel corso dei millenni per renderlo sempre più utile, ma incapace di sopravvivere autonomamente, dovrebbe far riflettere sulla corsa al «cibo naturale», dove con questo termine si intende, in modo un po’ confuso, un alimento che non ha subito manipolazioni o interventi umani.
Alla prossima
Dario Bressanini
P.S. Questo articolo, così come il frumento, è nato da una fusione di un articolo apparso su Le Scienze n. 552 di Agosto 2014 con il quarto cromosoma (a.k.a. "capitolo") del libro Contro natura, nella cinquina finalista del prestigioso premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica ;)
telenovela

da le scienze.it -frumento




Quel mostro genetico chiamato frumento


Quando si parla di biotecnologie in campo agrario, uno degli aspetti che più ne ostacola l’accettazione, almeno a livello psicologico, è la capacità di trasferire geni tra specie diverse creando incroci ritenuti “impossibili” in natura. “Contro natura”. Non tutti sanno però che è proprio grazie ad un meccanismo simile se possiamo avere il nostro pane quotidiano, per non parlare della pasta. Dovete sapere infatti che il grano tenero con cui facciamo il pane e il grano duro con cui produciamo la pasta, ma anche molti grani «minori» che si trovano quasi solo nei supermercati del "naturale", sono parte di un unico albero genealogico, nipoti odierni di un’evoluzione genetica iniziata più di 300.000 anni fa che, partendo da un progenitore selvatico, ha mescolato e aggiunto via via interi genomi appartenenti a specie diverse, generandone di nuove.
frumento01
La “mezzaluna fertile” è la regione che comprende, al giorno d’oggi, Israele, la Giordania, il Libano, la Siria occidentale, parte della Turchia e si estende, tra il Tigri e l’Eufrate, in Iraq e nell’Ovest dell’Iran. Qui, 12.000 anni fa, un piccolo gruppo di uomini ha iniziato a domesticare specie vegetali selvatiche.
Questo processo, relativamente breve, di selezione artificiale ha trasformato il pianeta in un enorme esperimento evoluzionistico di adattamento, selezione e speciazione. Ma ha anche reso le piante dipendenti dall’uomo, capaci di sopravvivere solo se coltivate in condizioni controllate. La domesticazione infatti è uno dei primi atti «contro natura» che la nostra specie abbia compiuto. Domesticare piante e animali selvatici significa privilegiare i caratteri utili all’uomo (come, per esempio, la grandezza di semi e frutti nelle piante o la docilità nel caso degli animali) eliminando quei caratteri che permettono loro di vivere allo stato selvatico. Domesticare, di fatto, vuol dire appiattire la variabilità genetica: per esempio nei vegetali si sono privilegiati i caratteri, e quindi i geni, legati al sapore che l’uomo ritiene gradevole, eliminando i geni responsabili della produzione di sostanze sgradevoli o tossiche che però spesso avevano la funzione di allontanare i parassiti e gli insetti in una sorta di guerra chimica «naturale». Una pianta che non riesce più a sopravvivere in natura è “naturale”?
La famiglia dei grani
La storia dei grani, molte specie diverse del genere Triticum, è affascinante. Tutto ha inizio nella zona montuosa del Karacadag, nel sudest della Turchia con due specie selvatiche, il Triticum boeoticum e il Triticum urartu.
Circa 10.000 anni, i nostri avi domesticarono il T. boeoticum dando vita alla specie che è tornata in auge negli ultimi anni tra gli appassionati di panificazione: il T. monococcum chiamato comunemente farro monococco.monococco
Ben prima dell’invenzione dell’agricoltura, tra i 300.000 e i 500.000 anni fa, l’altra componente selvatica della famiglia dei Triticum, il T.urartu, subiva un evento genetico che, se pensiamo semplicisticamente alle specie viventi come entità immutabili, non sarebbe mai potuto avvenire. Il suo intero genoma si è fuso con quello di una graminacea, un'erbaccia, la Aegilops speltoides, per generare il Triticum dicoccoides o farro selvatico: una nuova specie selvatica che conteneva tutti i geni di entrambi i donatori e il doppio dei loro cromosomi. Questo farro selvatico cresce ancora spontaneo in Israele, Turchia e altri paesi.
La loro è stata una fusione «contro natura», inusuale per due motivi: il primo è che coinvolge membri non solo di due specie diverse, ma addirittura di due generi differenti – come se fosse un incrocio tra un gatto e un cavallo – il secondo è perché A. speltoides dona interamente il suo genoma a T. urartu e non solamente la metà, come in un comune incrocio sessuale tra membri della stessa specie. Dall’unione nasce il farro selvatico o T. dicoccoides, una nuova specie con il doppio dei cromosomi dei genitori. Loro avevano due copie per ogni cromosoma, proprio come noi esseri umani, erano cioè diploidi, mentre lui di copie ne ha quattro per ogni cromosoma, quindi è "tetraploide". Anomalie nel numero di cromosomi negli animali portano generalmente alla morte o allo sviluppo di gravissime malattie, mentre per le piante sono abbastanza comuni. Anzi, in natura questo tipo di modifica genetica genera spesso nuove specie.
La selezione graduale del farro selvatico generò, circa 10.000 anni fa, il Triticum dicoccum, il farro coltivato, il grano principale dell’agricoltura del neolitico. Usato per fare pane e birra, questo farro era il grano dei faraoni e degli antichi romani. Una serie di mutazioni genetiche casuali seguite da selezioni hanno trasformato il farro in altre specie tra cui la più importante per noi italiani è sicuramente il grano duro, il Triticum durum con cui produciamo la pasta.
La nascita di una nuova specie
Circa 8000/9.000 anni fa, nella regione compresa tra l’Armenia e il Sudovest del mar Caspio, avvenne un secondo evento genetico “impossibile”: il T.dicoccum inglobò completamente il genoma di un’altra pianta erbacea, l’Aegilops tauschii, per generare il Triticum spelta, o farro spelta. In seguito, anche se i dettagli sono ancora da definire, una serie di ulteriori modifiche genetiche ha portato al nostro amato Triticum aestivum: il grano tenero con cui facciamo il pane e la pizza. È stato proprio il genoma donato da A.tauschii a migliorare le qualità panificatorie della farina di frumento tenero, e ha anche permesso la coltivazione in climi più freddi e più a nord, tant’è che ancora oggi il frumento tenero migliore arriva propri dai climi più freddi.
Il frumento tenero è un esaploide, ha cioè sei copie di ogni cromosoma, provenienti dalle tre specie diverse che lo hanno generato.
mostro02
Provate a pensare a cosa voglia dire avere sei copie di ogni cromosoma, è come se noi (diploidi) invece di averne 46 ne avessimo tre volte tanto, cioè 138: saremmo dei mostri. Mentre il grano tenero non sembra soffrire particolarmente dell’anomalia genetica.
Il frumento tenero quindi, a differenza del frumento duro, non ha un corrispondente selvatico diretto e per questo ha una biodiversità estremamente ridotta. Con i suoi 95.000 geni e il triplo del numero dei cromosomi delle due specie selvatiche di Triticum da cui tutto era partito, è un vero e proprio mostro genetico, certo simpatico come quelli di Monsters&Co, che nel corso della sua evoluzione ha inglobato, con un atto «contro natura», interi genomi di piante non solo di specie diverse ma anche di genere diverso.
Naturale o contro natura?
contronaturaNel libro Contro natura abbiamo raccontato questa storia, come molte altre, per mostrare come il concetto di “naturale” sia solo una costruzione culturale. Rassicurante a volte, certo, e per certi versi spesso comoda, ma pur sempre una costruzione umana che semplifica, a volte troppo, la complessità dell’agricoltura. Queste storie servono anche a mostrare come la nostra concezione delle piante che mangiamo sia profondamente semplicistica: siamo un po’ tutti creazionisti e “fissisti” da questo punto di vista, immaginando specie viventi che rimangono fisse e immutabili dal giorno della loro creazione. Le cose in realtà sono più complicate, e l’agricoltura stessa è una storia di geni che girano, si scambiano, mutano, saltano specie, si fondono e così via.
monstercoNon conosceremo mai i dettagli dell’unione che ha generato il frumento tenero, ma da qualche parte vicino al Mar Caspio, a fianco di un campo coltivato a farro dicocco vi erano campi incolti dove tra le erbe selvatiche cresceva A. tauschii. Forse questa unione contro natura era già avvenuta altrove in precedenza, ma furono quegli ignoti coltivatori a notare alcune spighe diverse, a prendersene cura e a riprodurle lentamente. Il fatto che in natura non esista il frumento tenero selvatico, che contenga geni di tre specie diverse, e che sin dalla sua genesi sia il frutto dell’intervento umano, che ha poi plasmato il suo genoma nel corso dei millenni per renderlo sempre più utile, ma incapace di sopravvivere autonomamente, dovrebbe far riflettere sulla corsa al «cibo naturale», dove con questo termine si intende, in modo un po’ confuso, un alimento che non ha subito manipolazioni o interventi umani.
Alla prossima
Dario Bressanini
P.S. Questo articolo, così come il frumento, è nato da una fusione di un articolo apparso su Le Scienze n. 552 di Agosto 2014 con il quarto cromosoma (a.k.a. "capitolo") del libro Contro natura, nella cinquina finalista del prestigioso premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica ;)
telenovela

mercoledì 7 settembre 2016

The well imitiation -da arteide

The "Well initiation" consists of a nine-story spiral staircase, from which you descend to 30 meters deep built inspired by the group's "Divine Comedy." It is located in "La Quinta da Regaleira" which is a 4-hectares with palace gardens and grottoes, located in the historic Portuguese town of Sintra (Portugal).
La " apertura " è costituito da un nove-storia scala a chiocciola, dal quale si scende a 30 metri di profondità costruito ispirato dal gruppo e ' " Divina Commedia." si trova in " la quinta da regaleira " che è un 4 - ettari con palazzo giardini e grotte, situata nel centro storico della città portoghese di Sintra (Portogallo).

domenica 4 settembre 2016

da amanti della storia

4 SETTEMBRE 1965: LA SCOMPARSA DI ALBERT SCHWEITZER
Albert Einstein lo definì “il più grande uomo vivente”.
Era nato nel 1875 in terra tedesca, a Kaysersberg, passata alla Francia dopo la prima Guerra Mondiale. Si laureò in medicina con specializzazione in malattie tropicali. Da quel momento si dedicò quasi senza interruzione all’attività missionaria e assistenziale in Africa. A Lambaréné, nell’Africa Equatoriale Francese insieme a Hélène Bresslau, infermiera e sua futura moglie fondò un villaggio-lebbrosario come simbolo concreto del suo cristianesimo.
Era conosciuto come il «dottore bianco» sia per la pelle che per i vestiti che indossava. I sui pazienti lo pagavano in natura : pollame, capre, maiali. Lui, rigorosamente vegetariano, lo ridistribuiva a chi più ne aveva necessità. Uomo austero e dal fisico asciutto, conduceva una vita molto semplice, quasi monastica, cibandosi sostanzialmente di frutta e verdura. E nulla, nella sua quotidianità, veniva sprecato.
La sua fama di medico si sparse presto in Africa, dal profondo della foresta, da villaggi lontani anche centinaia di chilometri, arrivano malati bisognosi di cure. Schweitzer, e la sua comunità di medici volontari che lentamente cresceva intorno a lui, divenne un benefattore, una figura di riferimento, e le notizie di quello che stava facendo nel cuore dell'Africa più nera smossero l'opinione pubblica mondiale.
Albert Schweitzer, morirà 90enne il 4 settembre 1965 a Lambaréné. Migliaia di canoe attraversarono il fiume per portare l'ultimo saluto al loro benefattore, che seppellirono presso l'ansa del fiume. Fu senza dubbio una delle più eminenti personalità della scienza e della spiritualità del suo tempo, fu anche organista, interprete di Bach, musicologo, teologo, filosofo, scrittore, conferenziere e fervente pacifista. Insignito nel 1952 del premio Nobel per la pace con i proventi del quale fece costruire il "Village de la lumière" (villaggio della luce) per i lebbrosi.
Antonio A. – Fonte: Corriere della Sera.
#accaddeoggi
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avviso del comune di carrara

dal giorno 06- 09- 2016 al giornom10-09-2016 compresi dalle ore 9.00 alle ore 18.oo ,il tratto di via carriona dal ponte delle lacrime al ponte baroncino la strada sarà chiusa

venerdì 26 agosto 2016

lunedì 22 agosto 2016

lettera aperta per la direzione di facebook

Dopo aver letto ilvostro codice etico per entrare nel social network da voi gestito , mi è sorta spontanea una domanda  riguardo un punro. Il punto in questione è la chiusura di quei profili che mostrano tendenze auto lesionistiche e/o suicide , bene , ma poi che fate?
li abbandonate a loro stessi o fate in modo che siano segnalati alle autorità sanitarie ,in modo che siano aiutati e curati?
Questo amplia il discorso ai profili dei sadici ,criminali ,terrotristi e quant'altro.
Soppratutto vorrei sapere in base a quali parametri si decide il modo di classificazione , dei suddeti comportamenti.
Vorrei anche domandarvi cosa ritenete possa offendere altre persone,anche perche ci sara sempre qualcuno che troverà offensivi un qualsiasi post anche se fosse un semplice buona giornata.
Drmbra  che per una distorta concezione del politicamente corretto ,vogliate uniformare il modo di esprimersi e pensare in un unico modo di pensare ,vi prego di rassicurarmj che la mia sia solo unimpressione sbagliata
distinti saluti da kunta kinte

domenica 21 agosto 2016

giovedì 18 agosto 2016

tratto dagli amanti della storia- dedicato a....

Amanti della storia·
I CURDI: STORIA DI UN POPOLO SENZA PATRIA.
Costituiscono uno dei più grandi gruppi etnici privi di unità nazionale. Discendono probabilmente dagli antichi “medi” una popolazione di origine indo-iraniana. Dall'Asia Centrale si diressero, intorno al 614 a.C., verso i monti dell'Iran. A questo periodo risale il primo scritto in lingua curda: una poesia a tema religioso. Nel VII secolo ci fu la conversione all'Islam, prima si praticava la religione zoroastriana ed erano presenti comunità ebraiche e cristiane. I curdi non hanno mai avuto un idioma comune. Sono due i loro dialetti principali, il kurmanji e il sorani. Anche la scrittura è diversa: in Iraq, Siria e Iran la scrittura usata è quella con caratteri arabi modificati, mentre in Turchia si usano i caratteri latini.
Tra il 1169 e il 1250 una dinastia curda, di cui Saladino ne è l'esponente sicuramente più illustre, regnò in tutto il Medio Oriente musulmano. Nella metà del Cinquecento i curdi si allearono con il sultano ottomano contro la Persia. All'inizio del XVI secolo il Kurdistan venne diviso tra ottomani e persiani. Le forti limitazioni imposte dall’impero ottomano all’inizio del XIX provocarono numerose rivolte che avevano come obiettivo l’unificazione del popolo curdo e la sua autonomia
Il 30 ottobre 1918 l'impero ottomano viene battuto dagli Alleati ed alla Gran Bretagna viene dato il mandato sull'Iraq arabo. Nel 1920 il trattato di Sevres stabilì il diritto alla nascita del Kurdistan nelle province orientali dell'Anatolia. Non venne mai applicato anzi, nel 1923 il trattato di Losanna annettè alla Turchia la maggior parte del territorio dei curdi, e per oltre 15 anni si susseguono rivolte popolari contro il governo di Ankara e di Teheran.
Durante la guerra tra Iraq e Iran, 1980-1988, i curdi sono stati tra le principali vittime del sanguinoso conflitto con l'Iraq che utilizzò armi chimiche contro di loro nel tentativo di riprendere il controllo del nord del paese. Il conflitto provocò l'esodo di circa 60 mila curdi in Turchia. Dopo la Guerra del Golfo, l'Onu creò un'area di sicurezza a nord dell'Iraq. In Turchia, dove la repressione contro di loro è particolarmente violenta, è attivo il Pkk, Partito dei lavoratori del Kurdistan, che combatte per formare uno Stato curdo nel sud del paese. Altri partiti minori chiedono invece una larga autonomia, che hanno in parte ottenuto grazie alla zona di esclusione aerea creata dall'Onu nel 1991.
La regione del Kurdistan, circa 450 mila chilometri quadrati, è divisa tra Turchia, Iran, Iraq e Siria (in immagine). I curdi sono per la maggior parte di religione musulmana sunnita. Secondo alcune stime sono circa 38 milioni, 20 milioni in Turchia, sei milioni in Iraq, dieci milioni in Iran e due milioni in Siria. Inoltre sono circa un milione e mezzo i curdi che vivono nella diaspora, un numero che negli ultimi anni è salito enormemente: le organizzazioni internazionali calcolano che i profughi, in questo momento, siano almeno cinque milioni. In Europa, il gruppo più consistente si trova in Germania, ma altre numerose comunità si trovano in Austria, Svizzera, Gran Bretagna,Scandinavia, Francia, Grecia e Italia.
Nell'attuale divisione degli Stati in Medio Oriente la nascita di uno Stato autonomo del Kurdistan appare ormai un'ipotesi difficilmente realizzabile: nessuno dei paesi coinvolti, infatti, è disposto a cedere aree più o meno ampie del suo territorio a favore del popolo curdo, privandosi delle materie prime di cui quei territori sono ricchi, prima fra tutte il petrolio. Il 75% del petrolio iracheno proviene dal Kurdistan, gli unici giacimenti della Turchia ed i più importanti della Siria si trovano in Kurdistan, anche nella zona di Kermanshah, territorio iraniano ma abitato da curdi, si produce petrolio.
E’ storia recente il loro importante contributo per la riconquista di Kobane precedentemente occupata dai fondamentalisti dell'ISIS.
Antonio A. – Fonte: Repubblica / Enciclopedia Treccani
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dipinto di Yuri Zhurko-da artide -forse nuovi immigrati?

martedì 16 agosto 2016

storie di migranti-da amanti della storia

17 AGOSTO 1893: I FATTI DI AIGUES-MORTES.
Gli scontri di Aigues-Mortes, un comune francese situato nella regione della Linguadoca-Rossiglione, aprirono inizialmente una profonda crisi diplomatica tra Francia e Italia. Qualche giornale aveva invocato una guerra ai francesi e nella penisola le voci sul massacro erano sfociate in manifestazioni di protesta nelle principali città.
La cittadina francese era rinomata per le saline dove, alla fine dell’800, trovavano impiego centinaia di persone tra cui circa 600 italiani. L'ambiente di lavoro non era dei migliori anche per un palpabile odio che montava contro gli italiani accusati “di portar via il lavoro” e di essere disponibili a lavorare al cottimo. Secondo alcune ricostruzioni il 16 agosto 1893 durante una pausa dal lavoro, un torinese avrebbe lavato il suo fazzoletto pieno di sale nella tinozza contenente l'acqua dolce. La reazione dei francesi sarebbe stata violenta, il torinese avrebbe quindi ferito con un coltello uno degli aggressori. Fu la scintilla che innescò le violenze del giorno seguente.
Il 17 agosto centinaia di francesi assaltarono le baracche che ospitavano i lavoratori stranieri. Fu una strage nonostante l'intervento della forza pubblica che riprese il controllo della situazione con notevole difficoltà. Per precauzione si decise di mandar via gli italiani scortati alla stazione dai gendarmi. Ma nei pochi chilometri che separavano le saline dalla ferrovia riprese la caccia all'italiano. I nostri connazionali cercarono di salvarsi fuggendo nelle paludi circostanti ma, nonostante questo estremo tentativo di mettersi in salvo.
Il bilancio totale delle vittime fu contraddittorio: meno di 10 secondo la stampa francese, oltre 50 secondo il “Times” di Londra. I feriti furono centinaia. Quasi tutte le vittime erano piemontesi del Cuneese e dintorni e un ligure. Le stampe di entrambi i paesi strumentalizzarono a loro piacimento il massacro e il processo, che ebbe inevitabilmente una collocazione politica e si concluse con l'assoluzione di tutti i 17 imputati che erano stati rinviati a giudizio.
La reazione italiana fu piuttosto tiepida. Qualcuno si lavò le mani. Crispi cavalcò l'ondata nazionalistica che investì il paese poi una volta giunto al potere, lasciò perdere.
Antonio A. – Fonte: Repubblica / Espresso / Provincia di Asti.
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 dedicato a chi  ha dimenticato il passato

lunedì 15 agosto 2016

fusilli con pesto di rucola - dabutta la pasta

Primo Piatto Pasta Vegetariano

Fusilli con pesto di rucola

photo-full
Tempo:
30 min
Difficoltà:
Facile
Porzioni:
4 Persone
Calorie:
200 Kcal/Porz
Vi proponiamo la ricetta per il pesto di rucola per condire la pasta, comunque consideratela una ricetta da tirare fuori quando il basilico piccolo e profumato di Prà non si trova e quindi si deve ripiegare sulla facile da reperire rucola. Comunque parlando seriamente il pesto di rucola è una buona e saporita salsa per condire la pasta, che vi suggeriamo di scegliere corta, come le penne, i fusilli o le farfalle.

Ingredienti

  • 1 mazzetto di rucola fresca e tenera
  • 100 gr di ricotta
  • 3 cucchiai colmi di pinoli
  • qualche rametto di prezzemolo tenero
  • olio extra vergine di oliva q.b.
  • sale e pepe q.b.
Scritto da GIeGI

Preparazione

fusilli con pesto di rucola 2
  1. Pulite la rucola, eliminate i gambi e le foglie troppo dure, pulite anche il prezzemolo; lavate ed asciugate il tutto.
  2. Mettete in un frullatore la rucola, il prezzemolo, i pinoli, la ricotta, 6 cucchiai di olio d’oliva ed un pizzico di sale, frullate il tutto a bassa velocità.
  3. Al momento di condire la pasta, diluite questa salsa con un pochino di acqua di cottura della pasta e prima di servire spolverate la pasta con un po' di pepe.

  4. Consigli:
    A piacere potete aggiungere al pesto patate bollite e fagiolini.

Foto di Sara Maternini

sfida ai soliti aperitivi , after house ,droghe ed altri sbali. suggerimento da amanti della storia

STORIA DELLA " SETTIMANA ENIGMISTICA" .
Nacque grazie all'amore di un nobile sardo, Giorgio Sisini, Conte di Sant'Andrea, per una giovane austriaca, nella Vienna postimperiale. Il nobiluomo, dopo averla sposata decise di portala con sé a Milano e insieme a lei tradusse la moda per i giochi linguistici e di logica, giunta da oltreoceano e assai in voga nella società viennese degli anni trenta. Da qui l'idea di fondare una rivista specifica, che si concretizzò il 28 gennaio del 1932. Ebbe inizio così la storia della Settimana Enigmistica, la «rivista di enigmistica prima per fondazione e per diffusione» (dicitura in copertina nei numeri dispari del periodico).
Un giornale in bianco e nero di sedici pagine con parole crociate, rebus, passatempi, vignette e spazi umoristici. S'iniziava a giocare fin dalla copertina dove le caselle nere del cruciverba mostravano, nel primo numero, l'immagine dell'attrice messicana Lupe Vélez ( in immagine). Costo 50 centesimi di lire. La redazione fu organizzata presso il Palazzo Vittoria, in piazza Cinque Giornate. Alla morte di Sisini si alternarono i più valenti enigmisti italiani, come Piero Bartezzaghi e Giancarlo Brighenti, considerati gli artefici storici della Settimana Enigmistica.
Diversi i punti di forza che costruirono nel tempo un solido legame con i lettori di ogni età e di cultura medio-alta: la conservazione della storica veste grafica, ritoccata marginalmente con l'aggiunta qua e là del colore nelle immagini dal 1995, e la scelta di non accogliere pubblicità nelle sue pagine. Ed inoltre, rubriche e giochi pubblicati ognuno in una pagina fissa e con una numerazione progressiva; la personalità famosa associata al cruciverba in copertina; le risposte pubblicate nel numero successivo. Anche la cadenza settimanale restò immutata con una sola interruzione, nel luglio del 1945, dovuta alle vicende belliche.
Oltre alle tradizionali parole crociate ed ai rebus, tra i passatempi più noti ai fan di ieri e di oggi: quelli basati sullo spirito di osservazione come "Che cosa manca?" o "Aguzzate la vista"; gli spazi di notizie e curiosità di storia e attualità come "Forse non tutti sanno che…", "Spigolature"; i quiz di cultura generale "Vero o falso?" e "L'Edípeo enciclopedico".
Tra le pochissime e più recenti introduzioni, il sudoku (popolare gioco di logica, costituito da un quadrato suddiviso in nove riquadri da completare con altrettante serie di numeri da 1 a 9, incrociandole tra di loro verticalmente e orizzontalmente) comparso a partire dal 2005.
Antonio A.
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sabato 13 agosto 2016

quadro surrealista da arteide

Phenomenal Surreal Paintings by Canadian Artist Rob Gonsalves
Fenomenale surreale dipinti da artista canadese Rob Gonsalves

venerdì 12 agosto 2016

Michał Gorstkin Wywiórski (1861-1926) - Afterglow, winter landscape with a stream (1900) da Dalla pittura alla poesia da-I 1000 quadri più belli di tutti i tempi

Michał Gorstkin Wywiórski (1861-1926) - Afterglow, winter landscape with a stream (1900)
da Dalla pittura alla poesia
Michał gorstkin wywiórski (1861-1926) - afterglow, paesaggio invernale con un ruscello (1900)
da Dalla pittura alla poesia
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el cid-da amanti della storia


LA STORIA DEL “CID CAMPEADOR”.
Un personaggio sospeso tra mito, leggenda e storia. Rodrigo Díaz de Vivar, meglio noto come "El Cid Campeador" o semplicemente El Cid può considerarsi il più popolare degli eroi nazionali spagnoli, tanto che le sue gesta hanno ispirato numerose opere della letteratura, e non solo quella iberica.
A sgombrare il campo sulla sua reale esistenza dovrebbe essere un documento oggi conservato presso l’archivio della Cattedrale di Salamanca dove si parla di una donazione di “Rodericus Campidoctor et princeps” al vescovo di Valencia. Tale donazione consisteva nel villaggio di Picassent con le sue rendite.
Siamo nel XII secolo, periodo storico della Reconquista spagnola, e a chiamarlo 'El Cid' furono proprio i Mori (da 'As-Sid', Signore o Capo)‚ suoi avversari durante i combattimenti affrontati sotto il comando di Alfonso VI di Leon. Il titolo di 'Campendor' (Campione) gli fu dato dai soldati cristiani‚ durante la sua militanza sotto Sancho di Castiglia. Ricostruire con precisione la sua storia non è semplice in quanto le fonti che lo riguardano sono per lo più agiografiche e scritte con toni epici.
Rodrigo (o Ruy) Díaz de Vivar, nacque nel 1040 (o secondo alcuni storici, nel 1043) per l'appunto a Vivar, un piccolo villaggio vicino a Burgos, da cui prese il nome. Giovanissimo venne introdotto alla corte di re Ferdinando I di Castiglia e del figlio maggiore del re, il futuro Sancho II. La Spagna del tempo non era un regno omogeneo, ma governato da molti re e gran parte del territorio era anche amministrato dagli arabi. Alla morte di re Ferdinando, nel 1065, il regno venne diviso tra i suoi figli Sancho, Alfonso, Garcia, Elvira e Urraca.
A soli 23 anni il giovane Rodrigo fu nominato comandante degli eserciti reali e, prestando fedeltà a Sancho, partecipò sempre al suo fianco nelle guerre contro i suoi fratelli per il controllo totale delle terre lasciate in eredità dal padre. Alla morte di Sancho, assassinato nel 1072, tutto il suo potere passò a suo fratello Alfonso, che assunse il nome di Alfonso VI.
Il sovrano era consapevole che avrebbe avuto bisogno di un leader e sapeva bene che i castigliani amavano El Cid. Fu così che dopo aver rimosso il cavaliere da comandante degli eserciti reali, nel 1074 gli diede in sposa la nipote, Jimena. Da qui ebbe inizio il legame tra Alfonso ed El Cid, Ma il sodalizio non ebbe vita lunga. Forse osteggiato da parte dell’aristrocrazia vicina al re, El Cid cadde in disgrazia agli occhi del sovrano e fu costretto all’esilio.
Passò al servizio di Yusuf al-Mu’taman ibn Hud e, dopo la morte di questi, servì il figlio Al-Mustain II. Difese il sovrano dagli attacchi del fratello al-Mundhir nella battaglia di Morella, presso Tortosa, del 14 agosto 1084. Durante le tante battaglie, e tra alleanze tra mori e cristiani, sconfisse da una parte il sovrano arabo di Lérida e il suo alleato della contea di Barcellona, impedendo al tempo stesso che anche Valencia cadesse completamente nelle mani degli arabi.
Durante la fine del XI secolo si distinse contro l’ invasione degli Almoravidi, una dinastia berbera proveniente dal Sahara. Nel 1087 Alfonso lo richiamò al suo fianco. Ma la loro intesa durò poco: El Cid fu costretto per la seconda volta all’esilio. Tornò da Al-Mustain II.
Nel 1093 assediò Valencia liberandola dai sostenitori degli Almoravidi, nella battaglia di Cuarte, e diventandone lui stesso signore sovrano. Durante il suo governo Valencia fu caratterizzata dalla presenza al tempo stesso di cristiani e di musulmani, tanto che entrambi servivano esercito ed amministrazione civile.
In un gioco di alleanze il potere di El Cid divenne sempre più esplicito: nel 1096 si alleò con Pietro I di Aragona, insieme fermarono l'avanzata degli Almoravidi nella regione; attraverso i matrimoni delle figlie strinse alleanza con i conti di Barcellona e con i sovrani di Navarra.
Nel 1099, nel pieno di un nuovo conflitto contro gli Almoravidi morì forse provato da una vita senza tregua. Non aveva neanche 60anni. Ma ill suo nome era ormai destinato ad essere ricordato in tutta la Spagna. Dopo varie peripezie, dal 1921 i suoi resti riposano nella Cattedrale di Burgos
In immagine : “El Cid” in un celebre film con Charlton Heston del 1961.
Antonio A. – Fonte: History, I Grandi condottieri.
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