giovedì 21 luglio 2016

da le scienze.it -rischio estinzione del frassino




29 marzo 2016

I frassini europei destinati all'estinzione?


L’azione combinata di un patogeno fungino e di un coleottero asiatico minaccia di eliminare uno degli alberi più diffusi in Europa. Con conseguenze ecologiche disastrosedi Davide Michielin



La scomparsa di qualunque organismo da un ecosistema intacca il delicato equilibrio di cui è parte, in maniera tanto più grave quanto più la specie è abbondante o svolge un ruolo ecologico difficilmente sostituibile. Per questo motivo il fungo che ha colpito le popolazioni di frassino, uno dei più diffusi alberi del continente europeo, minaccia di sconvolgere la struttura e la biodiversità di boschi, sponde e siepi, aprendo una ferita che impiegherebbe oltre un secolo a rimarginarsi. Sono infatti oltre mille le specie associate ai boschi di frassino, di cui 12 uccelli, 55 mammiferi e 239 invertebrati.

Un corposo studio condotto dall’Università di Oxford in collaborazione con lo Smithsonian Institution e le Università del Connecticut e del Queensland, e pubblicato sulla rivista "Journal of Ecology", ha ora usato i modelli matematici propri della dinamica delle comunità vegetali per delineare i possibili scenari generati dalla diffusione del fungo Hymenoscyphus fraxinea, responsabile della moria dei frassini.



I frassini europei destinati all'estinzione?
I frassini colpiti cominciano a disseccarsi a partire dall'apice (Cortesia UK Forestry Commission)
Il deperimento del frassino (ash dieback) si manifesta con il progressivo disseccamento delle fronde degli alberi fino alla morte. Il primo caso documentato risale a quasi 25 anni fa in Polonia, ma è nei paesi nordici che il fungo ha avuto maggiore successo, annientando il 95 per cento dei frassini della Danimarca e raggiungendo nel 2012 anche la Gran Bretagna attraverso l’accidentale importazione di piante infette. A causa dell’elevata mortalità, in Gran Bretagna l’ash dieback è considerato la peggiore piaga boschiva degli ultimi cinquant’anni, tanto che il governo ha stanziato 21 milioni di sterline nel tentativo di circoscriverla.

La diffusione per via aerea e la superficie adesiva permettono infatti alle spore di H. fraxinea di propagarsi rapidamente, colpendo con severità il frassino comune (Fraxinus excelsior), il frassino nero (F. nigra), il frassino meridionale (F. angustifolia) e in misura minore l’orniello (F. ornus).



I frassini europei destinati all'estinzione?
I corpi fruttiferi di H. fraxinea maturano sui rami morti producendo le spore asessuate (conidi) che sono disperse dal vento (Cortesia UK Forestry Commission)
Secondo lo studio, se l’infezione si rivelasse contenuta o comunque con una mortalità inferiore al 75 per cento, l’alta variabilità genetica e il rapido tasso di crescita permetteranno al frassino di superare la moria. Nel lungo periodo le popolazioni di frassino torneranno a essere numerose, soppiantando il sicomoro (Acer pseudoplanatus) che negli anni successivi all'infezione diventerà la specie dominante, innescando dinamiche ecologiche sconosciute.

Oltrepassata la soglia del 75 per cento di mortalità, la scomparsa del frassino dall’Europa rappresenta molto più di una semplice possibilità. Anche perché su di essi incombe un’altra minaccia, altrettanto letale. Nella review che accompagna l’articolo, Peter Thomas – professore di ecologia vegetale alla Keele University – richiama l’attenzione sull'avanzata del minatore smeraldino (Agrilus planipennis), un coleottero di origine asiatica che, in assenza dei suoi predatori naturali, ha già ucciso milioni di frassini in Nord America.



I frassini europei destinati all'estinzione?
Foglie di frassino disseccata a causa dell'attacco del fungo H. fraxinea (Cortesia UK Forestry Commission)
Come suggerisce il nome, le larve di questo insetto scavano lunghe gallerie nel tronco degli alberi, distruggendo i tessuti che interrompono il flusso di acqua e nutrienti. A differenza dell’infezione provocata da H. fraxinea – che può impiegare fino a 10 anni per uccidere il suo ospite – l’infestazione da minatore smeraldino ha un decorso rapido che si conclude in un paio di anni. Pur essendo un discreto volatore, la sua diffusione avviene principalmente attraverso il trasporto di legname infestato.

Individuato per la prima volta nel 2003 a Mosca, il minatore smeraldino ha iniziato la sua diffusione verso occidente, avanzando di circa 40 kilometri all’anno e raggiungendo di recente la Svezia.

In Italia non ci sono sono state finora segnalazioni ma la sua introduzione potrebbe causare danni molto più gravi di quelli provocati da H. fraxinea. Proveniente dalla Slovenia, il fungo ha infatti raggiunto l'Italia nel 2009 senza però riuscire ad attechire, rimanendo limitato ad alcuni focolai nel Triveneto.
 

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