venerdì 15 aprile 2016

post di elisabetta betta rocca -ricordi .cave e morte

Elisabetta Betta Rocca·
Le nostre montagne aspre, a picco sul mare, dal duro cuore di marmo, sfruttate, scavate, penetrate, violate da tempo immemorabile, molto spesso si ribellano e inviano segnali nel tentativo di fermare lo scempio. "Erano caduti dei sassolini dall'alto ieri " racconta un cavatore " questo è un brutto segno, vuol dire che la montagna sta per franare". Ed è così che duemila tonnellate di marmo si abbattono su due operai e travolgono tutto. La mia tata, quella che ha cresciuto me e mia sorella, ci raccontava che ai primi del "900 lei perse il padre e un fratello, rimasti entrambi schiacciati sotto massi di marmo. Lo raccontava con rassegnazione, come fosse la quotidianità, il destino infame del cavatore. Da allora poco è cambiato, le ultime vittime sono quelle di ieri e precedentemente erano morti allo stesso modo altri due cavatori, uno lo scorso agosto, l'altro a novembre. Noi carraresi dovremmo esserci abituati, dunque. E invece no, a certe inique tragedie non ci si abitua mai.

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